SULLE SPALLE DEI GIGANTI
“Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani seduti sulle spalle dei
giganti”. Questa frase, tolta dal medievale
Metalogicon di Giovanni da Salisbury, venne portata a fama universale dall’uso che ne
fece, nel XVII secolo, il grande scienziato Isaac Newton: con queste parole, il celebre fisico
inglese intese dire che, se con le sue teorie innovative aveva visto più lontano degli altri, ciò
era accaduto perché si era issato sui risultati dei grandi pensatori che lo avevano preceduto – era
cioè salito sulle spalle, metaforiche, di quei giganti dell’intelletto.
Veniamo ai nostri giorni, e scendiamo a più bassa quota. Nei mesi scorsi ha
fatto parlare di sé un piatto molto conosciuto nel mondo, ma straniero, per non dire bandito, in
patria: gli spaghetti alla bolognese. Di spaghetti alla bolognese si è recentemente occupato, in un
suo bellissimo editoriale, un autentico gigante della storia dell’alimentazione, e dell’a
limentazione bolognese in particolare, cioè Giancarlo Roversi, che ha scritto: “
gli spaghetti, conditi in vari modi, sono sempre stati di largo consumo nei secoli passati a
Bologna, anzi documentati fin dal ‘500. Quindi avere fondato una confraternita che li esalta non è
una provocazione, tutt’altro, è un atto di…giustizia di cui ci complimentiamo”.
Roversi si riferisce alla costituzione della “Balla degli Spaghetti alla
Bolognese”, un gruppo neonato di promotori dell’apocrifo primo piatto e – per suo tramite – di
tutta l’autentica gastronomia petroniana. In quanto soci fondatori della suddetta “Balla”, siamo
compiaciuti per le lusinghiere parole di Roversi, ma non le condividiamo. Non completamente,
almeno. La provocazione c’è stata, eccome: prova ne sia lo stesso Giancarlo Roversi, che si è preso
la briga di dedicare agli spaghetti alla bolognese un dottissimo pezzo – e altro materiale è in
arrivo in un suo prossimo volume in corso di stampa, di cui ha già dato l’annuncio. Dubitiamo che,
in assenza della “Balla” e dei suoi impertinenti nanetti, un gigante come lui si sarebbe
intrattenuto su un argomento così “basso”, ancorché ricco di molteplici ascendenti… .
Ma il punto nevralgico della questione non è solo e non è tanto la storia, pur
fondamentale: è, come si diceva prima, la promozione delle eccellenze felsinee. E la promozione
giocata su un piatto attestato sì, ma tradizionalmente non compreso nel novero del tipico, e pur
conosciuto e diffuso a livello planetario, questa sì è la vera provocazione; di più, questa è la
sfida, questo è il grimaldello mentale per agganciarsi a un vettore di notorietà di potenza
globale.
Su questo secondo aspetto promozionale, a cavallo fra l’enogastronomia e il
turismo, le reazioni a oggi sono state molto più tiepide di quelle, storiografiche, di Roversi.
Sono state reazioni di indifferenza, sufficienza, fastidio, sdegno, invettiva – per non dire di
vero e proprio insulto. I giganti della promozione di Bologna non si sono ancora mossi, o si sono
mossi nell’approssimazione, nella confusione e nello sconcerto.
Tutto questo è comprensibile, vista l’originalità dell’idea, ma non è
condivisibile. Noi ballisti della prima ora, noi propugnatori della bolognesità a tavola anche e
soprattutto nelle sue espressioni goliardiche, finte e kitsch, noi innamorati di Bologna la Grassa
del passato, del presente e del futuro vogliamo di più. Vogliamo che i giganti dell’immagine di
Bologna nel mondo prendano posizione, anche – perché no – sugli spaghetti alla bolognese: per
lavorare assieme, e per costruire un grande progetto proiettato in avanti di cui esistono già,
in nuce,tutti gli elementi di forza. Vogliamo cominciare, e continuare, a salire sulle
spalle di questi giganti.
Giganti, scendete in campo! Noi, i nani della “Balla degli Spaghetti alla
Bolognese”, vi vogliamo nell’arena! Bologna lo merita: e su questo, crediamo, non potete non essere
d’accordo… .
Piero Valdiserra





