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IL VINO A BASSO RESIDUO

Una formula possibilmente vincente per i piccoli e medi produttori di vino che a differenza delle grandi case vinicole non hanno possibilità di investire eliminando i diserbanti e riducendo al massimo l’uso di agrofarmaci. Tutto questo nell’ottica di riequilibrare, verso l’alto, la qualità del prodotto ottenuto dai viticoltori puntando al “residuo zero” in uve e vino. La possibilità quindi di fare “vino pulito” senza passare al biologico, ma utilizzando la chimica con oculatezza.


Questa l’idea, il progetto che alcuni privati (“Agricolzoo” di San Damiano d’Asti, vendita di prodotti per l’agricoltura e l’enologia; il laboratorio di analisi chimiche nel settore agroalimentare “Cadir Lab”, di Quargnento, in provincia di Alessandria), insieme a quattro produttori del territorio “Colline Alfieri” (“Cava dei Vini”, San Damiano d’Asti; Giuseppe Ferrara, Ferrere; “La Vallata”, San Martino Alfieri; Carlo Massano, San Martino Alfieri), hanno messo in pratica, ottenendo notevoli ed inattesi risultati.


Infatti, per quanto concerne i residui di parassitari nel vino, le associazioni Pesticides Action Network Europa (Pan-Europa), hanno pubblicato i risultati di una campagna di analisi realizzata su vini europei e di diversi Paesi di altre zone del mondo, denunciando la “ contaminazione generalizzata di questi vini da residui di parassitari”. Lo studio è stato coordinato Pan-Europa e sostenuto dalla MDRGF francese, l’austriaca Global 2000 e Greenpeace per la Germania. Sono state analizzate quaranta bottiglie di vino rosso provenienti da Francia, Austria, Germania,Italia, Portogallo, Sudafrica, Australia e Cile. Di queste bottiglie trentaquattro provenivano da agricoltura intensiva (chimica) e sei da agricoltura biologica. Il totale dei vini convenzionali provati, risultano contaminati. Ogni campione conteneva in media più di quattro antiparassitari (quelli maggiormente contaminati, registravano una presenza di dieci antiparassitari diversi!). La legislazione europea in materia, oltre a privilegiare tecniche di coltivazione alternative all’impiego di antiparassitari di sintesi, tende a favorire sistemi che riducano fortemente, o addirittura eliminino questi veleni.


“La nostra realtà produttiva – prosegue Massano – fatta di viticoltura collinare qualitativamente elevata, deve trovare soluzioni e sbocchi nuovi per sopravvivere”. Il laboratorio dove si è sviluppato il progetto? Tre ettari di vigneti “scelti” (appezzamenti molto simili fra loro, per esposizione a sud, media vigoria, potatura “leggera”, vitigno barbera) nei territori di San Damiano d’Asti, San Martino Alfieri e Ferrere ed i prodotti da impiegare. Si sono individuati quelli meno impattanti, si sono alternati nel corso dell’anno in base alle condizioni climatiche del momento, escludendo quelli che pur agendo nell’azione fungicida o insetticida, non davano garanzie tossicologiche.


 Per la parte tecnica, c’è stato il supporto di Simone Lavezzaro, enologo che collabora con il Centro “Vin.En.” di Calosso, struttura, punto di riferimento nazionale per il mondo dei fitofarmaci della vite, fondata da Albino Morando, figura storica della viticoltura.


I risultati di questo progetto sul campo? Molto positivi. Tre dei quattro “campioni” presentano una residualità trascurabile (da 100 a 300 volte inferiore ai limiti di legge), mentre per l’altro “campione” ha registrato uno “zero” nella casella “residuo”.


“Una grande soddisfazione – conclude il rappresentante di Agricolzoo – che ha visto premiati i nostri sacrifici e che ci permettono di guardare al futuro con ottimismo. Potremmo rappresentare una svolta per tutti i viticoltori: piccole produzioni ma grandi vini da far conoscere ed apprezzare nel mondo”.
                                                                                                                                                                                                                                                                                          Alberto Fumi

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